Quel che ci apprestiamo brevemente a narrare altro non è  che una storia semplice, in quanto parla di persone come tante, che hanno dedicato la vita a tirare avanti, prendendo ciò che il destino gli aveva riservato.
   Iniziamo dunque da quel poco che ci è giunto attraverso la memoria, dato che di foto o testimonianze scritte c’è poco o nulla.
   E’ nel contesto rurale della campagna montalcinese, che sul finire del secolo nasce in una delle tante famiglie contadine Savino Ciacci. Sposatosi con Luisa Moricciani nei primi anni del’900, vanno a vivere nel podere Colombaio di Montosoli. Dalla loro unione nascerà nel 1908 Dino, primo di  5 figli. Ben presto la chiamata alle armi per la Grande Guerra lascerà la famiglia senza padre. Caduto chissà dove durante una delle spallate sull’Isonzo, Savino Ciacci dette la propria vita per la patria, al pari di migliaia e migliaia di contadini usati come “carne da cannone”.
   Trovatosi a 10 anni capo famiglia con 4 tra fratelli e sorelle, a cui presto se ne sarebbe aggiunta un’altra, Dino, con un capitale composto da 2 vacche, 4 pecore, 4 capre e 3 o 4 galline,  si trasferì nel 1924 nel podere  Nacciarello e l’anno seguente nel podere Mocali.
   A quel tempo Mocali, come gran parte dei poderi del territorio intorno alla zona di Tavernelle, era di proprietà del Conte di Argiano. Il titolo a cui fu affidata a Dino la conduzione del podere era il contratto di mezzadria, un’esperienza tipica dell’Italia centrale, consistente nella concessione di un podere da parte del proprietario ad un capo famiglia con l’obbligo di risiedervi permanentemente e occuparsi della sua conduzione.  Gli utili e i prodotti  erano generalmente divisi nella misura del 53% al mezzadro e del 47% al concedente, anche se nella realtà ogni podere aveva degli accordi particolari.
   Nel 1934 Dino si unì in matrimonio con Clarina Bernazzi, dando alla luce l’anno seguente il primogenito Silvano.
   Con il secondo dopoguerra l’Italia si apprestava a cambiare radicalmente il proprio aspetto sociale, e Dino con la sua famiglia si trovarono a vivere in prima persona quel passaggio storico nelle forme di conduzione della terra: nel 1952 Dino acquistò il podere Mocali dal conte di Argiano ormai in rovina, e passò da mezzadro a coltivatore diretto; era il primo passo di un processo di cambiamento che porterà dalla produzione rivolta all’autoconsumo, alla produzione rivolta al mercato. La mezzadria verrà poi abolita con legge nazionale nel 1962, ma in quel momento per una povera famiglia di contadini fu una conquista epocale.
   Con ciò non si pensi che le fatiche e le privazioni fossero finite, la vita continuava ad essere particolarmente dura per chi lavorava la terra e le sirene del miracolo industriale erano comunque molto affascinanti. Si viveva di poco, vendendo qualche vitello, qualche agnello, un po’ di olio, del vino e il grano.
   Alla fine degli anni ’60 furono impiantati i primi vigneti di tipo moderno, cioè un appezzamento di terra con solo viti, mentre prima si alternavano filari composti da viti e olivi (generalmente 20 viti ed 1 olivo) e tra un filare ed un altro una presa di terra su cui veniva seminato il grano.
   Nel 1967 Dino fu tra i soci fondatori che dettero vita al Consorzio del Vino Brunello di Montalcino
   Dagli anni ’70 il podere passò sotto la conduzione di Silvano che nel 1961 si era sposato con Ofelia Pinsuti e dalla cui unione nel 1971 nacque Fabiano.
   La forte recessione degli anni ’70 di certo non migliorò le condizioni di vita dei contadini montalcinesi, anzi le peggiorò; tant’è che si assistè ad un vero e proprio esodo verso le città: i poderi furono abbandonati in massa e Montalcino divenne un luogo di emigranti. In campagna ci si continuava ad arrangiare alla meglio, la pastorizia e l’allevamento del bestiame divennero il sostentamento principale, e non si disdegnavano neppure forme di Domestic System per raggranellare qualcosina in più.
   Con gli anni ’80 il vento cambiò: tutta la vita sociale ed economica nazionale iniziò nuovamente a fiorire, ed anche la campagna montalcinese pian piano vide all’orizzonte prospettive interessanti, con un crescendo di popolarità del vino Brunello che negli anni ’90 trovò la propria consacrazione e nel nuovo millennio la gloria assoluta. Tanto fu che anche a Mocali all’inizio del decennio altri vigneti vennero impiantati.
   Sul finire degli anni ’90 la gestione dell’azienda è passata a Fabiano, che nel 2001 si è sposato con Valentina Macinai. Nuova gestione uguale nuovi vigneti, nuova cantina e due nuove visite della cicogna che ha portato Tiberio e Ascanio.


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